SINDROME DI LEDDERHOSE

Il Morbo di Ledderhose è una patologia molto rara e benigna del piede. Prende il nome dal chirurgo Georg Ledderhose che ne parlò per primo nel 1894.

Conosciuta anche come 'fibromatosi plantare', è una patologia che si manifesta attraverso un ispessimento della fascia plantare del piede dove alla palpazione si rileva la formazione di noduli e cordoni.

Questa è elencata come una 'malattia rara' dall' Office of Rare Diseases (ORD) del National Institutes of Health (NIH), il che significa che colpisce meno di 200.000 persone nella popolazione degli Stati Uniti.

Essa può manifestarsi a qualsiasi età, anche se la prevalenza massima si registra tra la quarta e la quinta decade di vita, soprattutto nel sesso maschile; può anche essere bilaterale nel 20-50% dei casi.

 

LE CAUSE

L' eziologia non è ancora ben definita. Certamente intervengono fattori genetico-ereditari sebbene non ancora ben precisati.

L' ipotesi più accreditata è che si tratti di una patologia autosomica dominante a penetranza variabile, ciò vuol dire che i geni necessari per l' espressione della malattia possono rimanere dormienti per una generazione o più e quindi emergere in un individuo, oppure essere presenti in più individui nella stessa generazione con variazioni di grado.

Altri fattori che possono contribuire alla sua insorgenza sono:

  • microtraumi ripetuti che avvengono in chi pratica sport come la corsa, la bicicletta, il basket...
  • problemi posturali che determinano un carico eccessivo sulla fascia plantare

Inoltre diabete, epilessia, obesità, alcolismo, epatopatie, trattamento con farmaci anticonvulsivanti sono stati riportati in associazione con questa malattia.

 

I SINTOMI

Oltre allo sviluppo di noduli e cordoni sotto la fascia plantare, il Morbo di Ledderhose può essere causa di:

  • dolore acuto al piede
  • difficoltà a calzare le scarpe
  • rigidità nelle dita del piede

A differenza del Morbo di Dupuytren, analoga patologia della mano, la fibromatosi plantare di solito non produce deformità con flessione delle dita, e in particolare dell' alluce.

Ciò dipende dal fatto che l' aponeurosi plantare a differenza di quella palmare si divide distalmente in esili benderelle, che raggiungono la regione dorsale della falange prossimale delle ultime quattro dita, e per l' alluce l' espansione digitale manca, fermandosi a livello della metatarso-falangea.

 

LA DIAGNOSI

La diagnosi è prevalentemente clinica attraverso il rilevamento alla palpazione del piede di noduli e cordoni. Per la conferma diagnostica risultano utili sia l' ecografia sia la risonanza magnetica.

Quest' ultima è fondamentale quando vi è una indicazione chirurgica, per meglio delineare i margini e la profondità di invasione dei tessuti molli da parte di queste lesioni. In alcuni casi si rende necessaria una biopsia. Ricordiamo infatti che la fibromatosi plantare entra in diagnosi differenziale con alcune forme tumorali quali il fibrosarcoma, il leiomioma, il rabdomioarcoma, il liposarcoma e il neurofibroma che potrebbero richiedere trattamenti diversi.

 

IL TRATTAMENTO

Il trattamento della fibromatosi plantare può essere conservativo o chirurgico, in rapporto alla sintomatologia e al grado di invasione delle lesioni.

Il trattamento conservativo prevede iniezioni di cortisonici direttamente nella lesione, farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) per via sistemica soprattutto per controllare la sintomatologia dolorosa.

Utile la fisioterapia che deve prevedere uno stretching del sistema achilleo-plantare.

Consigliabile è anche l' impiego di plantari 'shock absorber' di accompagno della volta plantare.

Le lesioni dolorose o molto infiltrative vengono meglio trattate chirurgicamente con ampia escissione fino a un' aponeurectomia totale. In questo modo il rischio di recidive si riduce notevolmente. D' altra parte la temuta possibilità di un successivo piattismo del piede è stata smentita da numerosi articoli scientifici.

La radioterapia è spesso indicata come adiuvante alla chirurgia, specie se il chirurgo non è certo di avere ottenuto un margine ampio. L' associazione di radioterapia con chirurgia marginale riduce il rischio di ripresa della malattia.

La criochirurgia è un' altra opzione di trattamento: il medico inserisce sonde molto fredde nei noduli per congelare e 'uccidere' il tessuto patologico.

Anche il trattamento con le onde d' urto può essere utilizzato come alternativa all' intervento chirurgico ma i risultati riferiti in letteratura per queste ultime due tecniche sono ancora molto contrastanti.

Un trattamento più recente utilizza iniezioni di un enzima chiamato collagenasi per abbattere il tessuto ispessito. Tuttavia anche per questo tipo di trattamento i risultati non sono ancora certi soprattutto negli stadi più avanzati della malattia.

 

 

 

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